Calcolare la Forza di Estrazione Anziché la Pressione di Iniezione
Uno degli errori più comuni nel dimensionamento dei cilindri oleodinamici per gli stampi di pressofusione consiste nel ritenere che il cilindro debba sempre resistere alla pressione di iniezione generata all’interno della cavità.
Questa ipotesi è corretta in alcune applicazioni, ma completamente sbagliata in altre.
L’elemento che determina il corretto criterio di calcolo non è la pressione di pressofusione in sé.
È il sistema con cui il carrello viene bloccato durante l’iniezione.
Se il carrello rimane in posizione esclusivamente grazie al cilindro oleodinamico, quest’ultimo dovrà sopportare le enormi forze generate dall’alluminio fuso durante il riempimento della cavità.
Se invece il carrello è bloccato meccanicamente mediante un cuneo, il cilindro non è più chiamato a contrastare la pressione di iniezione.
Il suo compito diventa completamente diverso.
Anziché resistere alla pressione dell’alluminio liquido, deve semplicemente estrarre il carrello dopo che il getto si è solidificato.
Questa differenza modifica radicalmente il metodo di dimensionamento e consente spesso di utilizzare cilindri molto più compatti, riducendo costi, ingombri e consumi energetici senza compromettere l’affidabilità dello stampo.
Un interessante caso reale sottoposto al Vega Technical Department dimostra perfettamente perché comprendere il sistema di bloccaggio rappresenti il primo passo nella scelta del cilindro corretto.
La Richiesta del Cliente
Il progetto riguardava uno stampo di pressofusione a quattro impronte, equipaggiato con due carrelli per ciascuna impronta, per un totale di otto cilindri oleodinamici.
Anziché chiedere direttamente quale cilindro utilizzare, il progettista aveva già eseguito i propri calcoli e desiderava una verifica tecnica da parte di Vega.
Questo approccio è tipico dei progettisti più esperti.
Prima eseguono il dimensionamento teorico e successivamente richiedono una conferma tecnica, verificando che il metodo di calcolo e la scelta del cilindro siano realmente corretti.
Nella sua email il cliente specifica chiaramente che tutti i carrelli sono bloccati meccanicamente tramite cuneo durante la fase di iniezione.
Di conseguenza, i cilindri oleodinamici non devono contrastare la pressione dell’alluminio, ma esclusivamente sviluppare la forza necessaria per estrarre gli inserti dopo la solidificazione del getto.
Questa semplice informazione cambia completamente il modo di affrontare il problema.
Perché il Bloccaggio Meccanico Cambia il Dimensionamento
Molti progettisti iniziano automaticamente il calcolo considerando la pressione di iniezione.
In questo caso sarebbe un errore.
Poiché il carrello viene mantenuto in posizione dal sistema di cunei, il cilindro non lavora durante la fase di riempimento dello stampo.
Le enormi forze sviluppate dalla pressione di pressofusione vengono infatti assorbite dalla struttura meccanica dello stampo.
Il cilindro entra in funzione soltanto dopo che:
- l’alluminio si è completamente solidificato;
- la pressione di iniezione è ormai scomparsa;
- lo stampo inizia ad aprirsi;
- il sistema di bloccaggio meccanico libera il carrello.
A questo punto il cilindro deve semplicemente vincere l’aderenza tra l’alluminio solidificato e l’inserto dello stampo.
Il problema progettuale non riguarda quindi la pressione di iniezione.
Riguarda esclusivamente la forza di estrazione.
Comprendere questa differenza permette spesso di ridurre sensibilmente le dimensioni del cilindro, la potenza della centralina oleodinamica e il consumo complessivo di energia.
Che Cos’è la Forza di Estrazione?
Quando l’alluminio solidifica tende a contrarsi attorno ai tasselli e agli inserti dello stampo.
Sebbene il ritiro del materiale favorisca in parte il distacco, in molte situazioni permane una significativa forza di adesione tra il pezzo pressofuso e la superficie dell’inserto.
Il cilindro deve quindi sviluppare una forza sufficiente a vincere questa adesione prima che il carrello possa arretrare.
A differenza della pressione di iniezione, la forza di estrazione dipende principalmente da:
- superficie di contatto tra alluminio e acciaio;
- coefficiente di aderenza;
- lega utilizzata;
- finitura superficiale;
- angolo di sformo;
- condizioni di raffreddamento.
Per questo motivo il dimensionamento viene normalmente eseguito partendo dalla superficie aderente e non dalla pressione presente durante l’iniezione.
Il Metodo di Calcolo Utilizzato dal Cliente
Per il primo tipo di carrello il progettista ha considerato:
- superficie soggetta a strappo: 12 cm²;
- coefficiente di aderenza dell’alluminio: 60 kg/cm².
La forza di estrazione ottenuta risulta quindi pari a:
720 kg
Con una pressione disponibile di 140 bar, il progettista ha selezionato un cilindro CM040, capace di sviluppare circa 1.226 kg di forza a trazione, ottenendo un coefficiente di sicurezza pari a circa 1,7.
Per il secondo tipo di carrello è stato seguito lo stesso procedimento.
La superficie aderente aumenta a 21,6 cm², portando la forza richiesta a circa 1.296 kg.
Alla stessa pressione di esercizio (140 bar) è stato quindi scelto un cilindro CM063, capace di sviluppare circa 3.500 kg di forza a trazione, ottenendo un coefficiente di sicurezza di circa 2,7.
Il progettista non chiede a Vega di rifare i calcoli.
Chiede piuttosto di verificare se sia il metodo utilizzato sia i coefficienti di sicurezza scelti siano corretti.
Come si Calcola la Forza di Estrazione
Il metodo utilizzato dal cliente segue una procedura comunemente adottata nella progettazione degli stampi di pressofusione.
La forza necessaria per estrarre un inserto può essere stimata con la relazione:
Formula (compatibile con l’Editor Equazioni di Word):
F = A × C
dove:
- F = forza di estrazione;
- A = superficie di contatto tra alluminio e inserto;
- C = coefficiente di aderenza dell’alluminio.
Questa semplice relazione evidenzia un concetto fondamentale.
La forza richiesta dipende principalmente dalla superficie aderente e non dalla pressione che era presente all’interno della cavità durante l’iniezione.
Per questo motivo due carrelli appartenenti allo stesso stampo possono richiedere cilindri completamente differenti pur lavorando nelle medesime condizioni di pressofusione.
Perché il Coefficiente di Aderenza è Così Importante
Uno degli aspetti più interessanti di questo caso riguarda il valore di 60 kg/cm² utilizzato come coefficiente di aderenza dell’alluminio.
Nella pratica progettuale questo valore rappresenta una stima ingegneristica della forza necessaria per separare il getto solidificato dalla superficie dell’inserto.
Tuttavia, il valore reale può variare sensibilmente in funzione di numerosi fattori, tra cui:
- tipo di lega di alluminio;
- rugosità superficiale dell’inserto;
- angolo di sformo;
- lubrificazione dello stampo;
- temperatura dello stampo;
- tempo di raffreddamento;
- trattamenti superficiali come nitrurazione o rivestimenti PVD.
Per questo motivo gli ingegneri più esperti non si affidano esclusivamente alle formule teoriche.
Combinano i calcoli con l’esperienza maturata su applicazioni analoghe.
Perché il Coefficiente di Sicurezza è Fondamentale
Una volta determinata la forza teorica di estrazione, occorre stabilire quale margine di sicurezza adottare.
Se il cilindro venisse dimensionato esattamente sulla forza teorica, qualsiasi variazione del processo produttivo potrebbe impedirne il corretto funzionamento.
Piccole differenze nella temperatura dell’alluminio, nella lubrificazione o nell’usura dello stampo possono infatti aumentare sensibilmente la forza necessaria per estrarre il carrello.
Per questo motivo il progettista ha scelto cilindri capaci di sviluppare forze significativamente superiori a quelle strettamente necessarie, chiedendo infine a Vega di verificare se i coefficienti di sicurezza 1,7 e 2,7 fossero realmente adeguati per questa applicazione.


