Come dimensionare un cilindro oleodinamico autobloccante per una slitta di uno stampo a iniezione

Dalla geometria dello stampo alla forza necessaria

La scelta di un cilindro oleodinamico autobloccante per una slitta di uno stampo a iniezione non dovrebbe mai partire dal catalogo del cilindro.

Il primo passo deve essere l’analisi della geometria dello stampo e delle forze che agiscono sulla slitta.

Durante il ciclo di stampaggio, infatti, il cilindro può essere chiamato a svolgere funzioni molto diverse:

  • mantenere la slitta nella posizione di lavoro durante l’iniezione;
  • contrastare la forza generata dalla pressione della plastica;
  • movimentare la slitta;
  • estrarre il nucleo dalla parte stampata;
  • superare l’adesione e il ritiro della plastica;
  • raggiungere la posizione necessaria affinché il sistema di bloccaggio meccanico possa inserirsi correttamente.

Queste condizioni devono essere analizzate separatamente.

Un cilindro che possiede una forza sufficiente per movimentare una slitta non è necessariamente adeguato a mantenerla nella posizione corretta durante l’iniezione.

Allo stesso modo, un cilindro che possiede una capacità di bloccaggio molto elevata potrebbe non avere una forza di estrazione sufficiente per sbloccare e movimentare il meccanismo.

La progettazione corretta deve quindi considerare l’intero percorso delle forze attraverso lo stampo.


1. Il primo dato non è il cilindro: è la superficie sottoposta alla pressione

La pressione di iniezione genera una forza sulla superficie proiettata del componente o del nucleo.

Il principio di base è:

dove:

  • F = forza generata dalla pressione;
  • A = superficie effettivamente sottoposta alla pressione;
  • p = pressione considerata.

Il punto più importante è però determinare correttamente A.

Non bisogna utilizzare automaticamente la superficie totale del componente, né una dimensione approssimativa della slitta.

È necessario individuare la superficie proiettata effettiva che genera la forza responsabile del movimento o dell’arretramento della slitta.

Questo è uno dei motivi per cui, nelle applicazioni complesse, l’analisi del modello 3D dello stampo diventa fondamentale.


2. Un esempio reale di dimensionamento

In una valutazione tecnica Vega, una delle slitte presentava una superficie complessiva di circa 12,9 cm².

Considerando una pressione della plastica nella cavità di 500 bar, la forza di spinta risultante era stata calcolata in circa:

6.450 kgf

Per una seconda slitta della stessa applicazione, la superficie considerata era di circa 10,5 cm².

Con la stessa pressione di 500 bar, la forza risultante era di circa:

5.124 kgf

Questi numeri mostrano una cosa molto importante.

Una differenza relativamente piccola nella superficie esposta alla pressione può modificare sensibilmente la forza che il sistema deve contrastare.

Per questo motivo, il dimensionamento del cilindro dovrebbe partire dalla geometria reale dello stampo.


3. La pressione di iniezione non è automaticamente la forza sul cilindro

Dire che lo stampo lavora a 500 bar non significa che il cilindro debba semplicemente contrastare una forza ottenuta moltiplicando 500 bar per una superficie qualsiasi.

Tra la pressione nella cavità e il cilindro possono esserci:

  • slitte;
  • cunei;
  • piani inclinati;
  • anime;
  • punzoni;
  • battute;
  • sistemi di bloccaggio;
  • superfici di contatto.

La geometria del meccanismo trasforma la forza.

È quindi necessario seguire il percorso:

pressione nella cavità → superficie caricata → forza risultante → cinematica dello stampo → forza sul cilindro

Questo è particolarmente importante quando il cilindro non è installato direttamente sull’asse della slitta.

Vega ha infatti documentato applicazioni nelle quali la scelta del cilindro cambia significativamente a seconda che il cilindro lavori direttamente in asse oppure attraverso un piano inclinato.


4. Cilindro diretto o sistema con cuneo?

Questa è una delle decisioni più importanti nella progettazione.

Supponiamo di avere una slitta sottoposta a una determinata forza durante l’iniezione.

Esistono almeno due configurazioni concettualmente differenti.

Configurazione A – Cilindro direttamente in asse

Il cilindro è collegato direttamente alla slitta o al punzone.

La forza del cilindro viene trasferita direttamente al componente mobile.

Configurazione B – Cilindro + cuneo

Il cilindro movimenta un elemento dotato di piano inclinato.

Il cuneo trasforma il movimento e la forza del cilindro nella forza necessaria alla slitta.

La seconda configurazione può modificare in maniera importante il rapporto tra:

forza del cilindro ↔ forza sulla slitta

ma introduce anche ulteriori elementi da considerare:

  • angolo del piano inclinato;
  • attrito;
  • geometria delle superfici;
  • carichi laterali;
  • usura;
  • precisione di lavorazione;
  • forza necessaria per il rilascio.

5. L’angolo della slitta può cambiare completamente il dimensionamento

Un esempio Vega è particolarmente utile.

Per una determinata applicazione, il cilindro utilizzato direttamente in asse con il punzone risultava essere un CF030, con una pressione minima di lavoro di circa 100 bar.

Vega indicava però il CF036 come soluzione preferibile quando era necessario disporre di un margine di forza aggiuntivo considerando il precarico.

La stessa applicazione, utilizzando un piano inclinato di 36,5°, portava invece alla proposta di un CM063 con pressione minima di circa 110 bar.

In una seconda configurazione, con un piano inclinato di 41°, il CM063 rimaneva la soluzione proposta a circa 110 bar, mentre la configurazione diretta richiedeva il CF030 a circa 130 bar, con il CF036 preferibile per ottenere un margine aggiuntivo con precarico.

Questo dimostra che:

Non esiste una relazione diretta tra dimensione della slitta e dimensione del cilindro.

La geometria interposta tra il cilindro e la slitta può modificare significativamente il dimensionamento.


6. La forza di estrazione è un problema completamente diverso

Durante l’iniezione, il problema principale è contrastare la forza generata dalla pressione.

Durante l’apertura dello stampo, invece, il cilindro deve spesso estrarre il nucleo dalla plastica.

Le due condizioni non devono essere confuse.

La forza di spinta dipende principalmente dalla:

  • pressione nella cavità;
  • superficie proiettata.

La forza di estrazione dipende invece da fattori come:

  • superficie di contatto;
  • adesione della plastica;
  • ritiro del materiale;
  • attrito;
  • geometria del nucleo;
  • eventuale presenza di sottosquadri;
  • temperatura;
  • condizioni della superficie.

In una valutazione Vega, per esempio, una superficie di trazione di circa 12,13 cm² era stata associata a un coefficiente di adesione della plastica di 20 kg/cm², producendo una forza di trazione calcolata di circa 242 kgf.

In un’altra configurazione, la superficie di trazione era circa 21,3 cm², con una forza calcolata di circa 426 kgf utilizzando lo stesso coefficiente.

Questo significa che un cilindro deve essere valutato almeno sotto due condizioni:

forza necessaria per mantenere la posizione durante l’iniezione

e

forza necessaria per estrarre il nucleo durante l’apertura.


7. Il cilindro deve essere dimensionato per entrambe le fasi

Questo è un errore abbastanza comune nella progettazione di stampi.

Il progettista calcola la forza di estrazione e sceglie un cilindro sufficientemente grande.

Ma il cilindro deve anche essere in grado di resistere alla forza generata durante l’iniezione.

Oppure avviene il contrario: viene scelto un cilindro molto grande per contrastare l’iniezione, ma la sua capacità di estrazione o di sblocco non viene verificata correttamente.

La procedura corretta dovrebbe quindi essere:

Fase 1

Calcolare la forza di spinta generata dalla pressione.

Fase 2

Calcolare la forza di estrazione.

Fase 3

Analizzare la cinematica dello stampo.

Fase 4

Determinare la forza effettivamente richiesta al cilindro.

Fase 5

Verificare la capacità di bloccaggio.

Fase 6

Verificare il funzionamento con il precarico, se previsto.


8. Il ruolo del modello 3D

Per applicazioni complesse, un disegno 2D può non essere sufficiente.

Il modello tridimensionale permette di verificare:

  • superfici effettivamente esposte alla pressione;
  • superfici di contatto;
  • direzione delle forze;
  • posizione della slitta;
  • angolo del cuneo;
  • corsa necessaria;
  • interferenze;
  • posizione del cilindro;
  • raggiungimento della posizione finale.

Questo è particolarmente importante per i cilindri autobloccanti.

La forza non è infatti l’unico parametro da verificare.

Un cilindro può essere sufficientemente potente ma installato nella posizione sbagliata.


9. La posizione finale dello stelo è fondamentale

Il sistema autobloccante non funziona semplicemente perché il cilindro ha raggiunto una posizione “quasi completamente estesa”.

Il meccanismo di bloccaggio deve poter raggiungere correttamente la propria posizione di ingaggio.

La documentazione Vega spiega che, nel sistema autobloccante, l’anello segmentato può inserirsi correttamente nella propria sede quando lo stelo raggiunge la posizione esterna prevista.

Questo significa che la progettazione deve verificare:

  • corsa effettiva;
  • posizione finale;
  • battute;
  • eventuali interferenze;
  • posizione della slitta;
  • posizione del cilindro rispetto allo stampo.

Un articolo tecnico Vega pubblicato nel 2026 mostra quanto questo aspetto possa essere critico: durante la revisione di un modello 3D è stata individuata un’interferenza di soli 2 mm che avrebbe potuto impedire al cilindro di raggiungere completamente la posizione di bloccaggio.

Quindi:

Un cilindro correttamente dimensionato dal punto di vista della forza può comunque fallire se non può raggiungere la posizione necessaria per attivare il bloccaggio.


10. Il vero obiettivo non è scegliere il cilindro più grande

Quando esistono dubbi sul dimensionamento, una soluzione intuitiva è aumentare l’alesaggio.

Ma un cilindro più grande non è automaticamente una soluzione migliore.

Può comportare:

  • maggiore ingombro;
  • maggiore peso;
  • maggiore costo;
  • necessità di piastre più grandi;
  • maggiore spazio necessario nello stampo;
  • maggiori carichi trasmessi alla struttura;
  • maggiore quantità di olio movimentata.

Il corretto obiettivo progettuale è invece:

utilizzare il cilindro più compatto in grado di soddisfare tutti i requisiti di forza, bloccaggio, corsa e affidabilità dell’applicazione.

La documentazione Vega mostra proprio questo approccio: il dimensionamento viene effettuato sulla base della geometria e delle condizioni operative, anziché partire da una dimensione standard del cilindro.


11. Dal calcolo della forza alla scelta del cilindro

Una procedura professionale può quindi essere rappresentata in questo modo:

Modello 3D dello stampo

Superficie proiettata

Pressione della plastica

Forza di spinta

Forza di estrazione

Geometria della slitta/cuneo

Forza effettivamente richiesta al cilindro

Pressione idraulica minima disponibile

Dimensionamento del cilindro

Verifica della capacità di bloccaggio

Verifica del precarico

Verifica della corsa e della posizione finale

Verifica dell’intero sistema meccanico

Questo è il percorso che dovrebbe precedere la scelta definitiva del cilindro.


12. Il punto di partenza per un cilindro autobloccante

Il dimensionamento di un cilindro autobloccante non dovrebbe quindi essere espresso semplicemente con una domanda come:

“Quale cilindro ha abbastanza tonnellate?”

La domanda corretta è:

“Quale cilindro può generare la forza necessaria, movimentare la slitta, sbloccarsi nelle condizioni previste, raggiungere completamente la posizione di bloccaggio e mantenere il carico richiesto durante l’iniezione?”

È una differenza sostanziale.

Il cilindro è soltanto l’ultimo elemento di una catena di calcolo che parte dalla geometria dello stampo.


In sintesi

Per dimensionare correttamente un cilindro autobloccante per una slitta occorre conoscere almeno:

  • superficie effettivamente sottoposta alla pressione;
  • pressione della plastica;
  • forza di spinta;
  • superficie di contatto durante l’estrazione;
  • coefficiente di adesione;
  • forza di estrazione;
  • geometria della slitta;
  • eventuale angolo del cuneo;
  • attrito;
  • pressione idraulica disponibile;
  • corsa;
  • posizione finale dello stelo;
  • capacità di bloccaggio;
  • eventuale precarico;
  • geometria completa dello stampo.

Solo dopo questa analisi è possibile scegliere correttamente il cilindro.

E soprattutto, il dimensionamento della forza non deve essere considerato separato dalla verifica geometrica: nel caso dei cilindri autobloccanti, anche pochi millimetri possono determinare se il meccanismo di bloccaggio funzionerà oppure no.

Forza di bloccaggio, precarico, sbloccaggio e verifica del sistema

Nella prima parte abbiamo visto che il dimensionamento deve partire dalla superficie proiettata, dalla pressione di iniezione e dalla cinematica della slitta.

Ma per un cilindro autobloccante il calcolo non può fermarsi alla forza necessaria per movimentare la slitta.

Il progettista deve verificare almeno quattro condizioni differenti:

  1. forza necessaria durante l’iniezione;
  2. forza necessaria per estrarre il nucleo o la slitta;
  3. capacità di bloccaggio del cilindro;
  4. forza necessaria per sbloccare e movimentare il sistema.

A queste si aggiunge un quinto elemento particolarmente importante negli stampi di precisione: il precarico.


13. Forza nominale e forza realmente disponibile

La forza teorica generata da un cilindro dipende dalla sua area efficace e dalla pressione idraulica.

Tuttavia, la forza teorica non deve essere automaticamente considerata come la forza utile disponibile nell’applicazione.

Bisogna considerare:

  • pressione minima realmente disponibile;
  • attrito;
  • geometria della slitta;
  • eventuale cuneo;
  • precarico;
  • forza necessaria allo sbloccaggio;
  • eventuali carichi laterali.

Per questo motivo Vega, nel dimensionamento dei cilindri per stampi, utilizza un margine rispetto alla forza teorica generata dalla pressione della cavità. In un esempio pubblicato da Vega, viene suggerito di dimensionare il cilindro in modo da superare di circa 1,5 volte la forza generata dalla pressione della cavità.

Per esempio, considerando una pressione di cavità di 600 bar e una superficie proiettata di 10 cm², la forza teorica è di circa 60.000 N. Applicando un rapporto di 1,5, il dimensionamento porta a circa 90.000 N di forza richiesta al cilindro.

Questo non deve essere interpretato come una formula universale per ogni stampo: il coefficiente deve essere valutato in funzione dell’applicazione e delle condizioni reali.


14. Il problema dello sbloccaggio

Uno degli errori più frequenti nella scelta di un cilindro autobloccante è considerare esclusivamente la sua capacità di mantenere il carico.

Un cilindro autobloccante deve infatti fare due cose completamente diverse:

bloccarsi sotto carico

e

sbloccarsi quando deve iniziare il movimento.

Queste due condizioni possono richiedere forze molto differenti.

Durante l’iniezione, la pressione della plastica può contribuire a mantenere il sistema nella posizione di bloccaggio.

Quando il ciclo richiede l’apertura della slitta, invece, il cilindro deve iniziare il movimento superando contemporaneamente:

  • attrito statico;
  • attrito delle superfici inclinate;
  • attrito delle guide;
  • attrito delle guarnizioni;
  • resistenza del sistema autobloccante;
  • eventuale precarico;
  • carichi esterni.

Questa è la breakaway force, cioè la forza necessaria per iniziare il movimento.

Un cilindro può quindi avere una capacità di bloccaggio molto elevata e, allo stesso tempo, risultare inadeguato per lo sbloccaggio di una particolare applicazione.

Un recente caso tecnico Vega mostra proprio questa situazione: il CF084 autobloccante era stato valutato per un’applicazione nella quale la forza necessaria per sbloccare il meccanismo risultava superiore alla forza utile disponibile dal cilindro.

La soluzione non consiste necessariamente nell’aumentare semplicemente la pressione.

In presenza di un problema meccanico, può essere molto più efficace modificare la geometria del sistema di bloccaggio.


15. Il cuneo è un moltiplicatore di forza

Il cuneo è uno dei sistemi più utilizzati per trasformare una forza relativamente piccola in una forza di bloccaggio molto maggiore.

Vega descrive il cuneo come un force multiplier.

In condizioni teoriche, un piccolo cilindro può arrivare a sostenere forze diverse volte superiori alla propria capacità nominale grazie alla geometria del cuneo. Vega indica come ordine di grandezza teorico una moltiplicazione di circa 3–4 volte, con valori superiori possibili ma generalmente poco pratici.

Questo sistema presenta però un compromesso.

La stessa geometria che aumenta la forza di bloccaggio può aumentare la forza necessaria per il ritorno.

Per questo motivo l’angolo del cuneo deve essere scelto valutando contemporaneamente:

  • forza di bloccaggio;
  • forza di estrazione;
  • attrito;
  • corsa;
  • spazio disponibile;
  • usura;
  • possibilità di sbloccaggio.

Non è quindi corretto scegliere il cuneo soltanto sulla base del vantaggio meccanico.


16. Perché il cilindro autobloccante può eliminare il cuneo

Uno dei vantaggi principali del cilindro autobloccante è proprio la possibilità di trasferire la funzione di bloccaggio all’interno del cilindro.

Nei sistemi tradizionali, la slitta può richiedere:

  • cilindro;
  • cuneo;
  • battuta;
  • heel block;
  • eventuale valvola di ritegno.

Il sistema autobloccante integra invece il meccanismo di bloccaggio nel cilindro.

Vega descrive il funzionamento del V260CF attraverso un anello segmentato conico che, quando il cilindro raggiunge la posizione finale, si inserisce nella propria sede e trasferisce la forza di iniezione attraverso il sistema meccanico di bloccaggio.

Questo può consentire di:

  • ridurre lo spazio occupato;
  • eliminare componenti meccanici aggiuntivi;
  • semplificare lo stampo;
  • ridurre il numero di elementi da sincronizzare;
  • mantenere indipendente il movimento della slitta rispetto al movimento della pressa.

17. Il cilindro deve raggiungere completamente la posizione di bloccaggio

Questa è una condizione fondamentale.

Il sistema autobloccante non può essere considerato correttamente funzionante se lo stelo si ferma prima della posizione prevista.

Vega specifica che l’anello segmentato può impegnarsi correttamente nella propria sede solo quando lo stelo raggiunge la posizione esterna prevista.

Di conseguenza, nel progetto devono essere verificati:

  • corsa nominale;
  • corsa realmente necessaria;
  • battuta meccanica;
  • posizione del cilindro;
  • interferenze;
  • posizione della slitta;
  • completo ingaggio del sistema di bloccaggio.

Questo è uno dei motivi per cui un modello 3D completo può essere molto più utile di un semplice disegno bidimensionale.


18. Anche pochi millimetri possono essere determinanti

La verifica geometrica diventa ancora più importante quando il cilindro è installato in uno spazio ristretto.

Un’interferenza apparentemente insignificante può impedire allo stelo di raggiungere la posizione necessaria.

Vega ha documentato un’applicazione in cui un’interferenza di appena 2 mm avrebbe potuto impedire il raggiungimento della corretta posizione di bloccaggio. Questo dimostra che la verifica della corsa deve essere effettuata sul modello completo dello stampo, non soltanto sulla corsa teorica indicata nel catalogo.

Per un cilindro autobloccante, quindi:

la corsa utile non è semplicemente la distanza che lo stelo può percorrere; è la distanza necessaria per portare il meccanismo nella corretta posizione di bloccaggio.


19. Il precarico: quando la forza di bloccaggio non basta

In alcuni stampi non è sufficiente impedire un grande movimento della slitta.

È necessario impedire anche piccolissime aperture tra le superfici di contatto.

Questo è particolarmente importante quando anche una piccola fessura può generare bava o permettere al materiale plastico di penetrare tra le superfici.

Il precarico risolve questo problema introducendo una compressione controllata nel sistema prima dell’iniezione.

In pratica:

senza precarico

pressione di iniezione → deformazione elastica → apertura → possibile bava

con precarico

precompressione → compensazione della deformazione → superfici mantenute in contatto

Vega descrive il precarico proprio come una soluzione per mantenere il contatto tra le superfici del nucleo e della cavità e ridurre il rischio di seepage e flash.


20. Il precarico non significa semplicemente “più forza”

È importante evitare un altro errore.

Aumentare il precarico non significa automaticamente migliorare il sistema.

Quando il cilindro viene precaricato, una parte della sua capacità viene utilizzata per creare la precompressione.

Di conseguenza, la forza ammissibile residua del cilindro diminuisce.

Vega evidenzia esplicitamente questo compromesso: con il precarico, la forza totale ammissibile è inferiore rispetto alla condizione senza precarico.

Inoltre, un precarico eccessivo può causare:

  • difficoltà di sbloccaggio;
  • aumento delle sollecitazioni;
  • usura;
  • problemi di stabilità del sistema;
  • peggioramento della qualità del pezzo.

Il precarico deve quindi essere calcolato e regolato, non semplicemente aumentato fino a quando il sistema “sembra più rigido”.


21. La deformazione elastica del cilindro

Anche un sistema meccanicamente bloccato non è infinitamente rigido.

Durante l’iniezione si deformano, in misura più o meno piccola:

  • stelo;
  • nucleo;
  • tasselli;
  • piastre;
  • inserti;
  • superfici di contatto;
  • elementi di supporto.

La documentazione tecnica Vega sul precarico evidenzia che anche deformazioni dell’ordine di pochi decimi di millimetro possono essere sufficienti a influenzare la qualità del pezzo stampato.

In applicazioni di precisione, una deformazione di 0,1–0,2 mm non può essere considerata trascurabile.

Può tradursi in:

  • flash;
  • variazione dimensionale;
  • infiltrazione di materiale;
  • problemi di tenuta;
  • difetti superficiali.

Il progettista deve quindi considerare la rigidezza dell’intero percorso di carico, non soltanto la forza nominale del cilindro.


22. Il punto zero del precarico

Per regolare correttamente il precarico è necessario avere un riferimento geometrico preciso.

Vega identifica questo riferimento come mechanical zero point: la posizione nella quale le superfici di contatto sono completamente chiuse prima dell’applicazione del precarico.

Questo riferimento è fondamentale perché il valore di precarico viene impostato rispetto a una condizione iniziale conosciuta.

Senza un punto zero affidabile:

  • la regolazione diventa soggettiva;
  • la ripetibilità diminuisce;
  • le correzioni diventano più difficili;
  • il troubleshooting diventa meno preciso.

Per questo motivo, nelle applicazioni di precisione, è utile verificare il contatto effettivo delle superfici durante l’assemblaggio.


23. Flangia fissa o flangia regolabile?

Il metodo tradizionale per regolare il precarico può richiedere:

  • spessori;
  • flange leggermente sovradimensionate;
  • rettifica;
  • prove sullo stampo;
  • smontaggio;
  • nuova lavorazione;
  • rimontaggio.

Il processo può diventare lungo quando sono necessari diversi tentativi.

Vega propone anche sistemi con flangia regolabile, che consentono di modificare la posizione del cilindro direttamente sullo stampo. Il principio consiste nel poter spostare il cilindro di piccoli incrementi, bloccarlo e ripetere la prova.

Dal punto di vista progettuale questo significa che la flangia non dovrebbe essere considerata un semplice accessorio.

Può diventare parte integrante del sistema di regolazione del cilindro.


24. La regolazione del precarico può modificare la posizione delle connessioni

Questo è un dettaglio che può essere facilmente trascurato.

Quando il corpo del cilindro viene ruotato per effettuare una regolazione tramite flangia filettata:

  • le porte idrauliche possono ruotare;
  • i sensori possono cambiare orientamento;
  • i tubi possono cambiare posizione;
  • possono comparire interferenze con altri componenti.

La progettazione dello stampo deve quindi prevedere spazio sufficiente intorno al cilindro.

Il nuovo articolo tecnico Vega sul precarico evidenzia proprio la necessità di considerare accessibilità, raccordi idraulici e sensori già nella fase di progettazione.


25. La pressione idraulica durante l’iniezione

Anche quando il bloccaggio è principalmente meccanico, la gestione idraulica rimane importante.

La documentazione Vega sul precarico indica come riferimento il mantenimento di circa 120 bar di pressione di spinta durante la fase di iniezione. Se non è possibile mantenere questa pressione in modo costante, viene indicata l’opzione di una valvola di ritegno pilotata installata vicino al cilindro.

Il posizionamento della valvola è importante.

Una lunga tubazione tra cilindro e valvola può aumentare:

  • volume di olio comprimibile;
  • instabilità della pressione;
  • tempi di risposta;
  • rischio di presenza di aria.

Per questo motivo, quando viene utilizzata una valvola di ritegno, la distanza tra valvola e cilindro dovrebbe essere ridotta il più possibile.


26. L’aria nel circuito è un altro elemento elastico

Un circuito idraulico contenente aria non si comporta come un circuito contenente esclusivamente olio.

L’aria intrappolata può comportarsi come una sorta di molla pneumatica.

Durante l’iniezione può quindi contribuire a:

  • variazioni di pressione;
  • movimento dello stelo;
  • instabilità;
  • risposta meno precisa del sistema.

La documentazione Vega sul precarico sottolinea quindi anche l’importanza dello spurgo dell’aria dal circuito idraulico.

Questo è particolarmente importante quando il sistema deve mantenere una posizione con tolleranze molto strette.


27. Cilindro autobloccante, valvola di ritegno o cuneo?

Non esiste una soluzione universalmente migliore.

Vega confronta diverse possibilità per sostenere la pressione di iniezione:

  • spine inclinate;
  • cilindri standard;
  • cilindri con bloccaggio esterno;
  • cilindri con cuneo;
  • cilindri con valvola di ritegno;
  • cilindri autobloccanti;
  • cilindri autobloccanti con precarico.

La scelta dipende dalle esigenze dell’applicazione.

Cilindro standard

Soluzione semplice e generalmente economica, ma la capacità di mantenimento dipende dalla pressione idraulica.

Cilindro + valvola di ritegno

Può ridurre la dimensione del cilindro, ma introduce il problema della compressibilità dell’olio e della gestione della pressione.

Cilindro + cuneo

Può generare un’elevata forza di bloccaggio con un cilindro relativamente piccolo, ma aumenta complessità, ingombro e forza necessaria allo sbloccaggio.

Cilindro autobloccante

Integra il bloccaggio meccanico nel cilindro e può ridurre notevolmente l’ingombro del sistema.

Cilindro autobloccante con precarico

Aggiunge la possibilità di compensare le deformazioni elastiche e mantenere più precisamente il contatto tra le superfici.

Vega considera proprio quest’ultima configurazione una delle soluzioni più flessibili e compatte per sostenere la pressione di iniezione.


28. La procedura completa di dimensionamento

Per un’applicazione professionale, il processo può essere sintetizzato così:

A. Analisi geometrica

Definire dal modello 3D la superficie effettivamente sottoposta alla pressione.

B. Calcolo della forza di iniezione

Determinare la forza risultante sulla slitta o sul nucleo.

C. Analisi cinematica

Stabilire se il cilindro lavora direttamente o attraverso un cuneo.

D. Calcolo della forza di estrazione

Determinare la forza necessaria per rimuovere il componente dalla plastica.

E. Verifica della pressione

Utilizzare la pressione minima realmente disponibile, non semplicemente quella massima dichiarata dalla macchina.

F. Selezione del cilindro

Confrontare la forza richiesta con la capacità del cilindro.

G. Verifica dello sbloccaggio

Controllare la breakaway force.

H. Verifica del bloccaggio

Controllare la capacità del sistema meccanico.

I. Verifica del precarico

Se necessario, determinare il precarico compatibile con la capacità del cilindro.

J. Verifica della corsa

Assicurarsi che il cilindro raggiunga completamente la posizione di bloccaggio.

K. Verifica idraulica

Controllare pressione, compressibilità, eventuale valvola di ritegno e presenza di aria.

L. Verifica del 3D completo

Controllare interferenze, raccordi, sensori, flange e accessibilità.


29. Il principio più importante

La lezione più importante per il progettista è questa:

Un cilindro autobloccante non deve essere dimensionato soltanto in funzione della forza che deve sopportare. Deve essere dimensionato in funzione dell’intero ciclo meccanico dello stampo.

Deve:

  • raggiungere la posizione corretta;
  • bloccare il carico;
  • resistere alla pressione di iniezione;
  • compensare, se necessario, le deformazioni;
  • sbloccarsi;
  • estrarre il nucleo;
  • ritornare nella posizione iniziale;
  • operare ripetutamente per migliaia o milioni di cicli.

Un errore in uno solo di questi passaggi può rendere inefficace una soluzione che, sulla carta, sembrava corretta.


Conclusione

Il dimensionamento di un cilindro oleodinamico autobloccante per una slitta non è quindi un semplice esercizio di scelta del diametro.

È un problema di meccanica applicata, oleodinamica e progettazione dello stampo.

La forza generata dalla pressione della plastica rappresenta soltanto il punto di partenza. Successivamente devono essere valutati la cinematica della slitta, l’eventuale cuneo, la forza di estrazione, la capacità di sbloccaggio, la pressione idraulica minima, la posizione finale dello stelo e la capacità di bloccaggio.

Quando è necessario impedire anche minimi movimenti che potrebbero generare flash, il precarico introduce un ulteriore livello di controllo, compensando parte delle deformazioni elastiche del sistema.

La conclusione progettuale è quindi semplice:

Prima si calcola il sistema, poi si sceglie il cilindro.

Non il contrario.

URL italiani verificati

  1. Precarico cilindri autobloccanti — iCVEGA.it
    Precarico cilindri autobloccanti
    È il collegamento più importante per la parte relativa a precarico, deformazione elastica e mantenimento del contatto durante l’iniezione. La pagina è effettivamente presente nella sezione italiana di iCVEGA.
  2. Auto-Bloccaggio – Cilindri idraulici a bloccaggio meccanico — Vega Cylinders Italia
    Auto-Bloccaggio – Cilindri idraulici a bloccaggio meccanico
    È perfetto per spiegare il principio del bloccaggio meccanico e del precarico. La pagina italiana descrive anche il problema della retrazione del tassello dovuta alla compressibilità dell’olio e il ruolo della flangia di precarico.
  3. V270CG – Cilindro idraulico autobloccante — Vega Cylinders Italia
    V270CG – Cilindro idraulico autobloccante
    È il link prodotto più appropriato per l’articolo. La pagina conferma che il V270CG è un cilindro a stelo autobloccante, con diverse alesature e corse configurabili.
  4. Cilindri idraulici per stampi – Movimentazione carrello e spina — Vega Cylinders Italia
    Cilindri idraulici per stampi – Movimentazione carrello e spina
    Molto utile per la parte relativa alle slitte, carrelli, punzoni e spine che generano sottosquadri negli stampi a iniezione.
Categoria: Supporto

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