Cilindri oleodinamici su uno stampo a tre piastre

Progettazione della corsa, fine corsa meccanico, sensori e compensazione del disallineamento

I cilindri oleodinamici utilizzati negli stampi a iniezione vengono spesso considerati semplicemente come attuatori: si definiscono la forza necessaria, la corsa, il sistema di fissaggio e i collegamenti idraulici, quindi si integra il cilindro nello stampo.

Nelle applicazioni reali, tuttavia, l’integrazione può essere molto più complessa.

Spazio disponibile, corsa richiesta, fine corsa meccanico, tecnologia dei sensori, collegamento dello stelo e allineamento tra le piastre mobili devono essere valutati contemporaneamente.

Una reale applicazione analizzata dal Technical Team di Vega lo dimostra chiaramente. Si trattava di uno stampo 2+1 impronta con cilindri oleodinamici installati sulla terza piastra. Durante la progettazione, il cliente chiese se fosse possibile accorciare lo stelo del cilindro di 5 mm, in modo da ottenere una corsa effettiva di 130 mm invece di 125 mm e fare in modo che la chiusura della terza piastra determinasse la posizione finale del movimento.

La discussione tecnica riguardò successivamente anche la possibilità di incassare lo stelo nella terza piastra, oltre alla scelta di un collegamento con testa a martello per compensare eventuali disallineamenti o impuntamenti durante il movimento.

Parallelamente, venne valutata la scelta tra una configurazione con sensori magnetici e una soluzione basata sul V450CM con microinterruttori meccanici.

Questa applicazione mostra un principio fondamentale:

Il cilindro oleodinamico deve essere progettato insieme al meccanismo dello stampo, non considerato come un componente indipendente.


1. L’applicazione: cilindri installati sulla terza piastra

Lo stampo considerato nell’applicazione era uno stampo 2+1 impronta, con cilindri oleodinamici associati alla terza piastra.

Il cliente sottopose al Technical Team la configurazione dello stampo e chiese di verificare la possibilità di modificare la lunghezza dello stelo.

La richiesta era molto precisa:

  • ridurre lo stelo di 5 mm;
  • mantenere una corsa richiesta di 130 mm;
  • evitare che il movimento effettivo si riducesse a 125 mm;
  • utilizzare la chiusura della terza piastra come riferimento del fine corsa meccanico.

A prima vista, eliminare 5 mm dalla parte terminale dello stelo potrebbe sembrare una modifica minima.

Tuttavia, il Technical Team non approvò semplicemente l’accorciamento dello stelo.

Venne invece proposta un’alternativa:

Lo stelo avrebbe potuto essere incassato nella terza piastra.

La differenza è tecnicamente importante.


2. Perché accorciare lo stelo non è una modifica banale

Un cilindro oleodinamico è progettato come un insieme completo.

La lunghezza dello stelo è legata a:

  • geometria complessiva del cilindro;
  • corsa;
  • sistema di fissaggio;
  • posizione di montaggio;
  • movimento meccanico;
  • posizione dell’elemento terminale;
  • rapporto tra cilindro e componente mobile dello stampo.

Rimuovere materiale dallo stelo modifica la geometria originale del componente.

In questa applicazione, il Technical Team non consigliò quindi semplicemente di tagliare 5 mm dallo stelo. Venne invece suggerito di verificare se la geometria della terza piastra permettesse di accogliere parte dello stelo al suo interno.

È un principio progettuale interessante:

quando un cilindro sembra troppo lungo rispetto allo spazio disponibile, modificare il cilindro non è necessariamente la prima soluzione da prendere in considerazione.

Può essere possibile adattare l’interfaccia meccanica dello stampo mantenendo invariata la configurazione del cilindro.


3. Mantenere 130 mm invece di 125 mm

La richiesta del cliente era particolarmente precisa.

La geometria disponibile aveva portato alla necessità di verificare come ottenere 130 mm di movimento effettivo, evitando che la corsa utile si fermasse a 125 mm.

Per questo motivo venne chiesto se fosse possibile rimuovere 5 mm dallo stelo e utilizzare la chiusura della terza piastra come fine corsa meccanico.

Questo dimostra perché la corsa del cilindro deve sempre essere valutata insieme alla geometria effettiva dello stampo.

La corsa nominale indicata nella configurazione del cilindro non è necessariamente uguale al movimento utile effettivamente disponibile una volta assemblato lo stampo.

Il risultato dipende anche da:

  • posizione del cilindro;
  • geometria dello stelo;
  • punto di collegamento;
  • spessore della piastra;
  • fine corsa meccanico;
  • spazi disponibili.

4. Corsa del cilindro e fine corsa meccanico

Un cilindro oleodinamico genera il movimento, ma è il sistema meccanico dello stampo a determinare come quel movimento viene utilizzato.

In questa applicazione il cliente desiderava che fosse la chiusura della terza piastra a determinare la posizione finale.

Questo crea una distinzione importante tra:

Corsa del cilindro

La distanza che lo stelo è in grado di percorrere.

Posizione finale del meccanismo

La posizione effettivamente raggiunta dalla piastra dello stampo.

Le due condizioni devono essere coordinate con precisione.


5. Perché la terza piastra è determinante

Uno stampo a tre piastre presenta una cinematica più complessa rispetto a una configurazione tradizionale a due piastre.

Il cilindro non lavora isolatamente.

È collegato a una piastra che deve muoversi rispetto agli altri elementi dello stampo.

La catena meccanica diventa quindi:

cilindro → stelo → collegamento → terza piastra → meccanismo dello stampo

Ogni elemento influenza il movimento finale.

Di conseguenza, quando si definisce la corsa del cilindro, bisogna considerare anche:

  • posizione iniziale della terza piastra;
  • posizione finale;
  • spazio disponibile;
  • fine corsa;
  • geometria dello stelo;
  • collegamento tra cilindro e piastra.

6. Perché 5 mm possono essere importanti

In uno stampo di grandi dimensioni, 5 mm possono sembrare una differenza trascurabile.

In un meccanismo di precisione, invece, 5 mm possono determinare se:

  • la corsa richiesta viene raggiunta;
  • la piastra arriva nella posizione prevista;
  • il fine corsa viene raggiunto correttamente;
  • esiste sufficiente spazio tra i componenti;
  • lo stelo interferisce con altri elementi.

La richiesta di passare da 125 a 130 mm di movimento effettivo nasceva proprio da questa esigenza.

È un esempio concreto di come una piccola differenza dimensionale possa avere conseguenze importanti nella progettazione di uno stampo.


7. Incassare lo stelo invece di accorciarlo

La soluzione proposta dal Technical Team consisteva nel valutare la possibilità di incassare lo stelo nella terza piastra, anziché accorciarlo.

Concettualmente:

Soluzione iniziale

Cilindro → stelo → piastra

Soluzione alternativa

Cilindro → stelo → area incassata nella piastra

In questo modo lo stelo mantiene la propria configurazione, mentre lo stampo viene progettato per accogliere la parte eccedente.

Naturalmente, la realizzazione dell’incasso deve essere verificata sulla geometria reale della piastra.

Il materiale disponibile non contiene un calcolo strutturale relativo a questa modifica, quindi non è corretto attribuire dimensioni o valori di sicurezza non documentati.


8. Il vantaggio di mantenere la geometria originale del cilindro

Quando possibile, mantenere una configurazione standard del cilindro può semplificare:

  • sostituzione;
  • gestione dei ricambi;
  • manutenzione;
  • identificazione del prodotto;
  • ripetibilità;
  • futura modifica dello stampo.

Nel caso analizzato, il Technical Team propose proprio di intervenire sulla geometria della terza piastra, anziché modificare lo stelo del cilindro.

Non significa che modificare uno stampo sia sempre preferibile a modificare un cilindro.

Significa che, in questa specifica applicazione, l’integrazione dello stelo nella terza piastra rappresentava un’alternativa da valutare.


9. Il problema dell’allineamento

La discussione non si fermò alla lunghezza dello stelo.

Il Technical Team evidenziò anche la necessità di considerare possibili disallineamenti o impuntamenti durante il movimento.

Per questo motivo venne consigliato di valutare l’utilizzo di teste a martello, tenendo conto delle dimensioni della piastra.

È un aspetto fondamentale.

Un cilindro oleodinamico è progettato principalmente per applicare una forza lungo il proprio asse.

Il meccanismo dello stampo, invece, può presentare piccole deviazioni geometriche durante il movimento.

Se il collegamento tra cilindro e piastra è eccessivamente rigido, queste deviazioni possono trasmettersi direttamente al cilindro.


10. Perché il disallineamento deve essere considerato

Idealmente:

asse cilindro

asse stelo

direzione del carico

direzione del movimento

Quando questi elementi sono perfettamente allineati, il cilindro lavora nelle condizioni più favorevoli.

Se invece esiste una deviazione, possono comparire condizioni indesiderate.

In termini generali, un disallineamento può contribuire a:

  • aumento dell’attrito;
  • maggiore resistenza al movimento;
  • impuntamenti;
  • usura;
  • carichi laterali indesiderati.

Il materiale relativo all’applicazione cita espressamente il rischio di disallineamenti e impuntamenti e collega a questa condizione la raccomandazione di valutare teste a martello.


11. Perché una piastra di grandi dimensioni può complicare il problema

Una piastra di grandi dimensioni può essere guidata in più punti.

Tuttavia, durante il movimento possono comunque verificarsi piccole differenze geometriche o di carico.

Se il cilindro è collegato rigidamente alla piastra, potrebbe essere costretto a seguire una traiettoria non perfettamente coincidente con il proprio asse.

Per questo motivo il Technical Team ha collegato la scelta del sistema di connessione alle dimensioni della piastra.

Il collegamento non deve quindi essere considerato soltanto come un elemento per trasferire la forza.

Deve essere compatibile con la cinematica reale dello stampo.


12. Le teste a martello come soluzione di collegamento

Per questa applicazione, Vega ha suggerito di valutare l’impiego di teste a martello per compensare le condizioni che possono verificarsi durante il movimento.

È importante non attribuire a questa soluzione valori specifici di compensazione angolare che non sono riportati nella documentazione dell’applicazione.

Il principio generale è invece chiaro:

il collegamento tra cilindro e piastra deve essere progettato considerando la reale cinematica del sistema, non assumendo un allineamento perfetto in ogni condizione.


13. Il cilindro non dovrebbe compensare un disallineamento dello stampo

Un cilindro oleodinamico dovrebbe idealmente concentrarsi sulla funzione per cui è stato progettato: generare una forza lineare e controllare un movimento lineare.

Non dovrebbe essere utilizzato come elemento destinato a compensare un problema di allineamento della struttura dello stampo.

Se il meccanismo presenta una certa libertà o tolleranza necessaria, questa dovrebbe essere gestita attraverso il corretto sistema di guida e collegamento.

La raccomandazione sulle teste a martello va letta proprio in questo contesto.


14. La scelta del sensore diventa parte della progettazione

La reale applicazione non riguardava solamente la parte meccanica.

Durante la valutazione venne considerata anche la tecnologia dei sensori.

Il cliente aveva preso in considerazione una configurazione con sensori magnetici, includendo un cilindro V220 con configurazione MSU4.

Il Technical Team propose invece di valutare il V450CM con microinterruttori meccanici come alternativa alla serie V220.

Questa parte della discussione dimostra che la scelta del sensore deve essere effettuata insieme alla scelta del cilindro.


15. V450CM: un cilindro compatto per applicazioni gravose

Il V450CM appartiene alla gamma Vega di cilindri oleodinamici compatti a corsa breve per carichi pesanti. La pagina ufficiale indica alesaggi da 16 a 100 mm e corse da 10 a 200 mm.

Vega indica inoltre il V450CM per applicazioni quali la movimentazione di:

  • carrelli;
  • punzoni;
  • spine;
  • piastra di estrazione dello stampo.

La stessa documentazione indica una pressione massima di esercizio di 450 bar e specifica che il cilindro può essere configurato con sensori induttivi o meccanici.

Questi dati sono particolarmente pertinenti per comprendere perché il V450CM fosse considerato come alternativa nella reale applicazione.


16. V450CM e microinterruttori meccanici

La documentazione Vega specifica che il corpo del V450CM è realizzato interamente in acciaio e che, per questo motivo, per il rilevamento della posizione vengono utilizzati sensori meccanici.

Vega offre diverse configurazioni di microinterruttori per il V450CM:

  • MS5, fino a 80 °C;
  • MS6, fino a 180 °C;
  • MS7, fino a 80 °C con connettore.

La documentazione indica inoltre una durata fino a 10 milioni di cicli, con l’eccezione specificata per il sensore MS6 nella versione a 180 °C.


17. Perché il tipo di sensore dipende dal cilindro

La scelta del sensore non è quindi soltanto una decisione elettrica.

Deve essere compatibile con:

  • costruzione del corpo del cilindro;
  • geometria disponibile;
  • temperatura;
  • posizione di montaggio;
  • accessibilità;
  • sistema di controllo.

Nel caso del V450CM, la costruzione completamente in acciaio del corpo rende i sensori magnetici non adatti a questo tipo di rilevamento, secondo la documentazione Vega.

Per questo motivo la gamma V450CM utilizza soluzioni meccaniche dedicate.


18. Il confronto con il V220

Nell’applicazione il cliente aveva valutato un V220 con due sensori magnetici MSU4.

La documentazione ufficiale Vega conferma che gli MSU4 sono sensori magnetici destinati ai cilindri V220CC predisposti per questo tipo di rilevamento.

La proposta del Technical Team di considerare il V450CM con microinterruttori meccanici rappresentava quindi un cambio di architettura del cilindro e del sistema di rilevamento, non semplicemente una sostituzione di modello.


19. Il sensore deve essere considerato insieme al movimento

Il sensore fornisce il feedback della posizione del cilindro.

La macchina può utilizzare questo segnale per determinare se una determinata fase del ciclo può essere eseguita.

La sequenza può essere rappresentata in modo semplificato:

Cilindro in movimento

Posizione raggiunta

Sensore attivato

Posizione confermata

Operazione successiva autorizzata

Per questo motivo, la scelta del sensore deve essere considerata già durante la progettazione del cilindro e dello stampo.


20. Fine corsa meccanico e sensore hanno funzioni diverse

Un aspetto particolarmente importante dell’applicazione è distinguere il fine corsa meccanico dal sensore di posizione.

Fine corsa meccanico

Determina fisicamente dove termina il movimento.

Sensore

Comunica al sistema di controllo che il componente ha raggiunto una determinata posizione.

Nel caso analizzato, il cliente voleva utilizzare la chiusura della terza piastra come posizione finale, mentre il sistema di sensori avrebbe fornito il relativo feedback.

I due sistemi svolgono quindi funzioni differenti ma complementari.


21. Il ruolo del modello 3D

Durante la discussione, il Technical Team richiese il modello 3D modificato per poter proseguire la valutazione.

Questo è particolarmente importante in applicazioni con tolleranze ridotte.

Il modello 3D permette di verificare:

  • posizione del cilindro;
  • lunghezza dello stelo;
  • eventuale incasso nella piastra;
  • movimento della terza piastra;
  • posizione del fine corsa;
  • spazio per i sensori;
  • collegamento dello stelo;
  • possibili interferenze.

Un catalogo può fornire le dimensioni del cilindro, ma non può mostrare tutte le interazioni con lo stampo reale.


22. Perché il cilindro deve essere valutato all’interno dello stampo

Un cilindro può essere perfettamente compatibile con una determinata specifica di forza e corsa e tuttavia non essere la soluzione migliore per il particolare stampo.

È necessario verificare:

cilindro

piastra

collegamento

guide

sensori

fine corsa

spazio disponibile

Solo questa valutazione permette di capire se il sistema funzionerà correttamente nella pratica.


23. Una modifica meccanica può influenzare il sistema di sensori

Questo caso dimostra anche un altro principio.

Modificare la posizione del cilindro o il modo in cui lo stelo entra nella terza piastra può influenzare:

  • posizione dei sensori;
  • accessibilità dei sensori;
  • punto di attivazione;
  • cablaggio;
  • manutenzione.

Per questo motivo la parte meccanica e quella elettrica non dovrebbero essere progettate separatamente.


24. Progettare il sistema partendo dal movimento richiesto

Una metodologia efficace può essere:

1. Definire il movimento

Quanto deve muoversi la terza piastra?

2. Definire il fine corsa

Dove deve terminare fisicamente il movimento?

3. Definire lo spazio

Quanto spazio è disponibile per il cilindro e lo stelo?

4. Scegliere il cilindro

Quale configurazione soddisfa corsa e dimensioni?

5. Definire il collegamento

Come viene trasferita la forza alla piastra?

6. Verificare l’allineamento

Il cilindro può lavorare senza impuntamenti o carichi indesiderati?

7. Scegliere i sensori

Quale tecnologia è compatibile con il cilindro?

8. Verificare il modello 3D

Tutti gli elementi devono funzionare insieme.


25. Il V450CM nella gamma Vega

Il V450CM è attualmente presente nella gamma italiana Vega come cilindro compatto a corsa breve per carichi pesanti.

Vega lo propone anche per applicazioni di movimentazione della piastra di estrazione e per la movimentazione di carrelli e spine negli stampi a iniezione.

Questo rende il modello particolarmente pertinente per applicazioni nelle quali sono richiesti:

  • dimensioni compatte;
  • elevata resistenza;
  • corsa relativamente breve;
  • elevata pressione;
  • integrazione di sensori.

26. Quando un cilindro standard può essere la soluzione migliore

Un aspetto interessante della proposta del Technical Team è che non necessariamente la soluzione deve essere un cilindro completamente personalizzato.

Può essere più efficiente utilizzare un cilindro standard e progettare correttamente l’interfaccia dello stampo.

Vega dispone comunque anche di una gamma di cilindri idraulici personalizzati, quando le caratteristiche standard non sono sufficienti.

Nel caso analizzato, però, la soluzione proposta andava nella direzione di mantenere il cilindro e intervenire sull’integrazione con la terza piastra.


27. Il principio della progettazione integrata

La reale applicazione può essere riassunta attraverso una catena di decisioni:

Corsa richiesta

Geometria della terza piastra

Lunghezza dello stelo

Fine corsa meccanico

Tipo di collegamento

Allineamento

Tecnologia del sensore

Controllo dello stampo

Nessuno di questi elementi dovrebbe essere valutato completamente isolato dagli altri.


28. Una checklist per il progettista dello stampo

Prima di finalizzare un cilindro su una piastra mobile, è utile verificare:

Cilindro

  • alesaggio;
  • pressione;
  • corsa;
  • lunghezza dello stelo;
  • configurazione del sensore.

Piastra

  • spessore;
  • spazio disponibile;
  • corsa;
  • fine corsa;
  • eventuali incassi.

Collegamento

  • allineamento;
  • eventuali disallineamenti;
  • rischio di impuntamento;
  • geometria della testa dello stelo.

Sensori

  • tecnologia;
  • posizione;
  • accessibilità;
  • temperatura;
  • collegamento al sistema di controllo.

Assemblaggio

  • modello 3D completo;
  • interferenze;
  • movimento effettivo;
  • posizione finale;
  • manutenzione.

29. La lezione tecnica del caso reale

Questa applicazione dimostra che la domanda:

“Quale cilindro devo usare?”

non è sufficiente.

Le domande corrette sono:

Quale movimento deve effettuare la piastra?

Dove deve terminare?

Quanto spazio è disponibile?

Come deve essere collegato lo stelo?

Come verranno gestiti eventuali disallineamenti?

Come verrà rilevata la posizione?

Come verrà utilizzato il segnale dal sistema di controllo?

Solo dopo aver risposto a queste domande è possibile scegliere correttamente la configurazione del cilindro.


Conclusione

La reale applicazione analizzata dal Technical Team di Vega riguardava uno stampo 2+1 impronta con cilindri oleodinamici installati sulla terza piastra.

Il cliente aveva la necessità di ottenere 130 mm di movimento effettivo e desiderava che la chiusura della terza piastra determinasse la posizione finale. Per questo era stata presa in considerazione la possibilità di accorciare lo stelo di 5 mm.

Il Technical Team non indicò di accorciare lo stelo, ma propose di valutare la possibilità di incassarlo nella terza piastra, preservando così la configurazione del cilindro.

Poiché le dimensioni della piastra potevano comportare problemi di disallineamento o impuntamento, venne inoltre suggerito di valutare teste a martello per il collegamento dello stelo.

Parallelamente, la scelta della sensoristica venne considerata insieme a quella del cilindro: il cliente aveva valutato una configurazione V220 con sensori magnetici MSU4, mentre Vega propose come alternativa il V450CM con microinterruttori meccanici.

La documentazione ufficiale Vega conferma che il V450CM è un cilindro compatto per carichi pesanti, disponibile con corse da 10 a 200 mm e predisposto per sensori induttivi o meccanici; per il V450CM sono inoltre disponibili diverse configurazioni di microinterruttori meccanici.

La lezione più importante è quindi:

Il cilindro corretto non è semplicemente quello che possiede la corsa e la forza richieste. È quello che può essere integrato correttamente nella geometria, nella cinematica e nel sistema di controllo dello stampo.

In particolare, quando un cilindro viene installato su una piastra mobile di uno stampo a tre piastre, corsa, posizione dello stelo, fine corsa meccanico, collegamento, allineamento e sensori devono essere progettati come un unico sistema.

Integrazione meccanica, gestione della corsa, sensori e criteri di progettazione

Nella prima parte abbiamo analizzato una reale applicazione relativa a uno stampo 2+1 impronta con cilindri oleodinamici installati sulla terza piastra.

Il cliente aveva la necessità di ottenere 130 mm di movimento effettivo, utilizzando la chiusura della terza piastra come posizione finale, e aveva quindi valutato la possibilità di accorciare lo stelo di 5 mm. Il Technical Team di Vega indicò invece la possibilità di valutare un incasso dello stelo nella terza piastra, evitando di modificare direttamente il cilindro.

La stessa applicazione evidenziò inoltre la necessità di considerare il possibile disallineamento o impuntamento della piastra, suggerendo di valutare teste a martello per il collegamento.

Infine, la scelta della sensoristica venne valutata insieme alla scelta del cilindro: il cliente aveva considerato una configurazione V220 con sensori magnetici, mentre Vega propose come alternativa il V450CM con microinterruttori meccanici.

Questa seconda parte approfondisce i criteri tecnici che emergono da questa applicazione.


1. Il cilindro è soltanto una parte del sistema

Quando un cilindro oleodinamico viene installato in uno stampo, le sue prestazioni dipendono dall’intera architettura meccanica.

Il sistema comprende:

  • cilindro;
  • stelo;
  • collegamento dello stelo;
  • piastra mobile;
  • sistemi di guida;
  • fine corsa;
  • sensori;
  • circuito oleodinamico;
  • sistema di controllo.

Il cilindro genera la forza, ma è il meccanismo dello stampo a determinare come questa forza viene trasferita e dove termina il movimento.

Per questo motivo, selezionare un cilindro esclusivamente in base ad alesaggio e corsa può non essere sufficiente.

La gamma Vega comprende cilindri specificamente progettati per stampi a iniezione e pressofusione, con diverse configurazioni dedicate alle differenti esigenze di installazione.


2. Corsa nominale e movimento effettivo

Uno degli aspetti più importanti emersi dall’applicazione è la differenza tra corsa nominale del cilindro e movimento effettivamente disponibile nel sistema assemblato.

Il progettista deve verificare:

  • posizione iniziale del cilindro;
  • punto di collegamento dello stelo;
  • posizione iniziale della piastra;
  • posizione finale della piastra;
  • fine corsa meccanico;
  • spazio disponibile per lo stelo.

Nel caso reale, il cliente voleva ottenere 130 mm di movimento effettivo anziché 125 mm.

Questo dimostra perché non è sufficiente leggere la corsa del cilindro sul catalogo.

Bisogna verificare la corsa all’interno della cinematica reale dello stampo.


3. La corsa deve essere verificata nel modello 3D

Quando lo spazio è limitato, pochi millimetri possono cambiare completamente la soluzione.

Il modello 3D permette di controllare:

  • posizione del cilindro;
  • lunghezza dello stelo;
  • movimento della piastra;
  • interferenze;
  • spazio disponibile;
  • posizione del fine corsa;
  • collegamento dello stelo.

Nel caso analizzato, il Technical Team richiese il modello 3D modificato per poter proseguire la valutazione tecnica.

Questo è particolarmente importante quando il cilindro deve essere integrato in una piastra con geometrie complesse.


4. Perché modificare lo stampo invece del cilindro

La richiesta di accorciare lo stelo di 5 mm nasceva da un problema di spazio.

Il Technical Team propose invece di valutare un incasso dello stelo nella terza piastra.

Il concetto è semplice:

invece di modificare il cilindro, si modifica l’interfaccia meccanica dello stampo.

Questo può permettere di mantenere invariata la configurazione del cilindro.

Naturalmente, la fattibilità dell’incasso deve essere verificata considerando lo spessore della piastra, la struttura circostante, le tolleranze e tutte le possibili interferenze. Il materiale relativo all’applicazione non fornisce un calcolo strutturale specifico per questa modifica.


5. Il fine corsa della terza piastra

Il cliente desiderava utilizzare la chiusura della terza piastra come fine corsa meccanico.

Questo significa che il progettista deve definire con precisione il rapporto tra:

corsa del cilindro

movimento dello stelo

movimento della terza piastra

posizione finale

Il cilindro deve quindi essere dimensionato considerando la cinematica completa.


6. Fine corsa meccanico e sensore non sono la stessa cosa

È importante distinguere due funzioni.

Fine corsa meccanico

Determina fisicamente la posizione finale del componente.

Sensore

Comunica al sistema di controllo che il cilindro o il meccanismo ha raggiunto una determinata posizione.

Nel caso analizzato, la chiusura della terza piastra avrebbe determinato la posizione meccanica, mentre il sistema di rilevamento avrebbe fornito il relativo feedback.

Questi due elementi devono essere coordinati, ma non devono essere confusi.


7. Il problema dell’allineamento

La seconda questione importante emersa dall’applicazione riguarda l’allineamento.

Il Technical Team indicò la necessità di considerare possibili disallineamenti e impuntamenti e suggerì di valutare l’utilizzo di teste a martello, in relazione alle dimensioni della piastra.

Questo è particolarmente importante quando un cilindro movimenta una piastra di grandi dimensioni.

Il cilindro genera una forza lungo il proprio asse, mentre la piastra deve seguire il movimento imposto dai suoi sistemi di guida.

Se queste condizioni non sono perfettamente coincidenti, il collegamento deve essere progettato tenendo conto delle possibili deviazioni.


8. Il cilindro dovrebbe lavorare principalmente in carico assiale

La condizione ideale può essere rappresentata così:

asse del cilindro

asse dello stelo

direzione del carico

direzione del movimento

Più queste quattro direzioni coincidono, più favorevole è la condizione di funzionamento.

Quando invece esiste un disallineamento, possono comparire:

  • maggiore attrito;
  • resistenza al movimento;
  • impuntamenti;
  • carichi laterali;
  • usura.

Nel caso reale, il rischio di disallineamento o impuntamento è stato considerato direttamente nella scelta del collegamento.


9. Perché una piastra grande richiede particolare attenzione

Una piastra di grandi dimensioni può essere correttamente guidata e tuttavia presentare piccole differenze di movimento tra i diversi punti.

Questo diventa particolarmente importante quando vengono utilizzati più cilindri per movimentare lo stesso componente.

La progettazione deve quindi considerare:

  • posizione dei cilindri;
  • parallelismo;
  • guide;
  • punti di collegamento;
  • distribuzione del carico;
  • eventuali tolleranze.

La documentazione tecnica Vega dedicata all’impiego di più cilindri sottolinea proprio l’importanza di sincronizzazione, distribuzione della forza, attrito delle guide e deformazione strutturale quando più cilindri lavorano sullo stesso componente.


10. Teste a martello e collegamento dello stelo

Per questa applicazione, Vega suggerì di valutare teste a martello per il collegamento, considerando le dimensioni della piastra e il rischio di disallineamento o impuntamento.

Il punto fondamentale non è attribuire alla testa a martello una specifica capacità di compensazione che non è documentata nel caso.

Il principio progettuale è invece:

Il collegamento deve essere scelto in funzione della cinematica reale dello stampo.

Non è sufficiente verificare che la filettatura sia compatibile con lo stelo.

Bisogna verificare anche come il collegamento si comporterà durante l’intero movimento.


11. Il sensore deve essere scelto insieme al cilindro

La stessa applicazione dimostra che la scelta del sensore non deve essere lasciata alla fine del progetto.

Il cliente aveva considerato una configurazione con sensori magnetici MSU4 associata a un cilindro della serie V220.

Il Technical Team propose invece di valutare il V450CM con microinterruttori meccanici.

La scelta della tecnologia di rilevamento dipende quindi anche dalla costruzione del cilindro.


12. Il V450CM e i sensori meccanici

La documentazione Vega descrive il V450CM come un cilindro compatto Heavy Duty a corsa breve. La gamma è disponibile con diverse configurazioni di montaggio e differenti alesaggi e corse.

Per il V450CM, Vega dispone inoltre di sensori meccanici dedicati. La documentazione italiana dei sensori indica le configurazioni MS5, MS6 e MS7, con differenti caratteristiche di temperatura e collegamento. (vegacylinders.com)

La documentazione specifica che il corpo del V450CM è realizzato interamente in acciaio e che per questo cilindro vengono utilizzati sensori meccanici per il rilevamento della posizione. (vegacylinders.com)


13. Il V220 e i sensori magnetici

Nell’applicazione era stata considerata una configurazione V220 con sensore magnetico MSU4.

La documentazione Vega sui sensori conferma la disponibilità degli MSU4 per le configurazioni V220 predisposte al rilevamento magnetico. (vegacylinders.com)

La differenza tra le due configurazioni non è quindi semplicemente il modello del cilindro.

Cambiano anche:

  • tecnologia di rilevamento;
  • sistema di installazione del sensore;
  • caratteristiche del corpo del cilindro;
  • modalità di integrazione nel sistema di controllo.

14. Sensore e posizione del cilindro

Il sensore deve rilevare la posizione in modo coerente con il movimento richiesto.

Una sequenza semplificata può essere:

Cilindro in movimento

Posizione raggiunta

Sensore attivato

Posizione confermata

Fase successiva del ciclo

Per questo motivo, la posizione del sensore deve essere verificata insieme alla posizione del fine corsa meccanico.


15. La progettazione meccanica e quella elettrica devono dialogare

Una modifica della posizione del cilindro può avere conseguenze anche sul sistema di rilevamento.

Se lo stelo viene incassato nella terza piastra, ad esempio, bisogna verificare anche:

  • accessibilità del sensore;
  • spazio per il sensore;
  • percorso del cavo;
  • protezione del sensore;
  • eventuali interferenze.

La parte elettrica non può quindi essere progettata separatamente dalla parte meccanica.


16. Il ruolo della diagnostica

Il sensore non serve semplicemente ad accendere un segnale.

Il feedback di posizione può essere utilizzato dal sistema di controllo per verificare che la sequenza prevista sia stata completata.

In un’applicazione con più movimenti:

Posizione A confermata

movimento B autorizzato

Questo tipo di logica è particolarmente importante quando un movimento errato potrebbe provocare un’interferenza tra componenti dello stampo.


17. Quando sono presenti più cilindri

Se più cilindri movimentano la stessa piastra, la progettazione diventa ancora più delicata.

È necessario considerare:

  • sincronizzazione;
  • distribuzione del carico;
  • attrito delle guide;
  • parallelismo;
  • rigidità della piastra;
  • eventuale differenza di movimento.

Non è sufficiente utilizzare due cilindri con la stessa corsa nominale.

Il sistema meccanico deve essere progettato affinché i cilindri lavorino correttamente insieme.


18. La guida della piastra è importante quanto il cilindro

Il cilindro non dovrebbe essere utilizzato per correggere un problema di guida.

La piastra deve essere guidata adeguatamente attraverso il sistema meccanico dello stampo.

Il cilindro deve fornire la forza necessaria a movimentarla.

Quando invece il cilindro è costretto a compensare un disallineamento strutturale, possono aumentare le condizioni di carico indesiderate.

Per questo la raccomandazione relativa alle teste a martello deve essere considerata insieme alla progettazione delle guide della terza piastra.


19. Fine corsa e dinamica del movimento

Se la terza piastra costituisce il fine corsa meccanico, è necessario considerare anche come avviene l’arresto.

La dinamica dipende, tra l’altro, da:

  • massa della piastra;
  • velocità;
  • portata;
  • pressione;
  • caratteristiche del circuito;
  • geometria del meccanismo.

Il materiale del caso non contiene una valutazione specifica dell’energia di arresto per questa applicazione, quindi non è possibile stabilire da esso se sia necessario un sistema di ammortizzazione.

È tuttavia una verifica che può essere opportuna durante la progettazione di applicazioni ad alta velocità o con masse mobili importanti.


20. Non confondere il fine corsa con l’ammortizzazione

Il fine corsa meccanico stabilisce dove il movimento termina.

L’ammortizzazione idraulica, quando prevista, ha invece la funzione di gestire l’energia associata all’arresto.

Sono due funzioni differenti.

La progettazione deve quindi verificare separatamente:

  1. dove deve fermarsi la piastra;
  2. come deve fermarsi la piastra.

21. Perché il modello 3D è fondamentale

La richiesta del modello 3D modificato da parte del Technical Team è particolarmente significativa.

Il modello permette di verificare contemporaneamente:

  • cilindro;
  • stelo;
  • piastra;
  • collegamento;
  • sensori;
  • guide;
  • fine corsa;
  • componenti circostanti.

È molto più efficace rispetto alla verifica dei singoli componenti separatamente.


22. Il cilindro standard e l’interfaccia personalizzata

Una possibile strategia progettuale consiste nel mantenere un cilindro standard e personalizzare l’interfaccia dello stampo.

Nel caso analizzato, la proposta di incassare lo stelo nella terza piastra segue proprio questa logica.

Questo può permettere di evitare modifiche non necessarie al cilindro.

Quando invece una configurazione standard non è sufficiente, Vega dispone anche di una gamma di cilindri idraulici personalizzati. (vegacylinders.com)


23. La scelta del cilindro deve partire dal meccanismo

Una metodologia efficace consiste nel partire dal movimento che lo stampo deve realizzare.

Movimento richiesto

Quanto deve muoversi la piastra?

Forza richiesta

Quale forza deve generare il cilindro?

Spazio

Quali dimensioni sono disponibili?

Fine corsa

Dove deve terminare il movimento?

Collegamento

Come deve essere collegato lo stelo?

Allineamento

Come verranno gestiti eventuali disallineamenti?

Sensore

Come verrà rilevata la posizione?

Solo dopo aver definito questi elementi è possibile selezionare la configurazione più appropriata.


24. Una checklist per gli stampi a tre piastre

Prima di congelare il progetto, è utile verificare:

Cilindro

  • alesaggio;
  • pressione;
  • corsa;
  • lunghezza dello stelo;
  • configurazione del sensore.

Terza piastra

  • spessore;
  • corsa;
  • posizione finale;
  • spazio disponibile;
  • eventuale incasso.

Collegamento

  • tipo di testa;
  • allineamento;
  • possibilità di impuntamento;
  • eventuali carichi laterali.

Sensoristica

  • tecnologia;
  • posizione;
  • accessibilità;
  • protezione;
  • cablaggio.

Assemblaggio

  • modello 3D;
  • interferenze;
  • movimento completo;
  • posizione finale;
  • manutenzione.

25. La vera lezione dell’applicazione

Il valore di questo caso non sta soltanto nella scelta tra un V220 e un V450CM.

La parte più interessante è il processo di progettazione.

Un problema apparentemente semplice — recuperare 5 mm di spazio — ha portato a considerare:

  • geometria dello stelo;
  • terza piastra;
  • fine corsa;
  • collegamento;
  • allineamento;
  • sensori;
  • modello 3D.

Questo è esattamente il tipo di problema che può emergere quando un cilindro viene integrato in uno stampo complesso.


26. Conclusione tecnica

Un cilindro oleodinamico per uno stampo a tre piastre deve essere valutato come parte di un sistema composto da meccanica, oleodinamica ed elettronica.

Nel caso reale analizzato, il requisito di ottenere 130 mm di movimento ha portato a valutare l’incasso dello stelo nella terza piastra anziché il suo accorciamento.

Le dimensioni della piastra hanno inoltre portato il Technical Team a suggerire la valutazione di teste a martello, considerando il possibile disallineamento o impuntamento durante il movimento.

La scelta della sensoristica è stata poi integrata nella valutazione del cilindro: una configurazione V220 con sensori magnetici era stata considerata dal cliente, mentre Vega propose il V450CM con microinterruttori meccanici come alternativa.

La gamma ufficiale Vega conferma inoltre che il V450CM è un cilindro compatto Heavy Duty disponibile in diverse configurazioni e con sensori meccanici dedicati.

La conclusione più importante è quindi:

La corretta progettazione di un cilindro per uno stampo a tre piastre non consiste soltanto nel scegliere alesaggio e corsa. È necessario verificare l’intero sistema: movimento, spazio, stelo, fine corsa, collegamento, allineamento e sensoristica.

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URL utili e verificati

Ho verificato i collegamenti e ho mantenuto solo URL ufficiali Vega, privilegiando le pagine in italiano richieste.


Categoria: Supporto

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