Dalla pressione nella cavità alla forza di bloccaggio: un caso pratico Vega
La scelta di un cilindro oleodinamico per uno stampo a iniezione diventa particolarmente importante quando il cilindro non deve soltanto movimentare un componente dello stampo, ma deve anche mantenerlo saldamente in posizione contro le forze generate durante l’iniezione.
In queste applicazioni, un normale cilindro oleodinamico potrebbe non essere sempre la soluzione più appropriata. Quando il cilindro deve mantenere una posizione sotto carico, un cilindro oleodinamico autobloccante può fornire una funzione di bloccaggio meccanico sostanzialmente diversa dal semplice mantenimento della pressione idraulica.
La tecnologia Vega di bloccaggio meccanico è destinata proprio ad applicazioni negli stampi in cui è necessario movimentare e bloccare con precisione carrelli, punzoni o spine che generano sottosquadri, oppure sostenere direttamente la pressione di iniezione.
Un caso tecnico reale, il Case 136, offre un esempio particolarmente interessante di come dimensionare questo tipo di cilindro per un’applicazione di stampaggio a iniezione.
Case 136: un cilindro autobloccante per un’applicazione in PP
La richiesta riguardava il dimensionamento di un nuovo cilindro autobloccante CF per un’applicazione con materiale plastico PP (polipropilene).
I dati forniti comprendevano:
- Materiale plastico: PP
- Ritiro indicato: 1,016
- Area fornita dal cliente: 1.194,7 mm²
L’obiettivo era individuare il codice corretto del cilindro autobloccante.
Questo è un punto di partenza importante.
Il cilindro non può essere scelto semplicemente in funzione del materiale plastico o delle dimensioni nominali del componente. È necessario determinare la forza generata dalla pressione nella cavità e confrontarla successivamente con la capacità di bloccaggio del cilindro.
La prima domanda: quale forza deve sopportare il cilindro?
Quando un cilindro deve sostenere direttamente una forza generata dalla pressione di iniezione, il primo parametro da determinare è la superficie proiettata nella direzione della forza.
Il principio è semplice:
pressione nella cavità × superficie proiettata = forza generata
Ma nella pratica la determinazione della superficie corretta può essere tutt’altro che banale.
La geometria del componente, la direzione del movimento e la posizione del cilindro rispetto alla cavità devono essere analizzate attentamente.
Il Manuale Tecnico Vega dedica infatti una parte specifica alle applicazioni negli stampi e distingue le diverse condizioni di dimensionamento, comprese forza di spinta, mantenimento statico e forza di trazione.
Questo approccio è fondamentale perché la forza che il cilindro deve contrastare non è necessariamente uguale alla forza nominale associata alla pressione della macchina.
Perché è importante la superficie proiettata
La superficie da considerare non è necessariamente l’intera superficie del componente stampato.
Quando una pressione agisce in una determinata direzione, la grandezza importante è la superficie proiettata in quella direzione.
Questo concetto è particolarmente importante negli stampi a iniezione, dove la geometria del componente può essere complessa e la pressione della plastica può generare forze differenti sui vari elementi.
Il manuale Injection Mold Design Handbook considera infatti la progettazione dello stampo come un’attività multidisciplinare che comprende, tra gli altri aspetti, statica, dinamica, termodinamica, materiali, trasferimento di calore e sollecitazioni.
Per questo motivo, il dimensionamento di un cilindro dovrebbe partire dalla geometria reale dello stampo e non semplicemente dal catalogo del cilindro.
Il primo calcolo del Case 136
Nel Case 136, il Reparto Tecnico Vega ha considerato una superficie frontale di circa:
11,974 cm²
e una pressione stimata della plastica nella cavità di:
500 bar
Da questi valori è stata determinata una forza totale di spinta di circa:
5.973 kgf.
Questo è il dato fondamentale della prima verifica.
Il calcolo permette di stabilire l’ordine di grandezza della forza che il sistema deve essere in grado di contrastare.
È importante distinguere i dati iniziali dai risultati del calcolo:
- 1.194,7 mm² → area fornita dal cliente;
- 500 bar → pressione stimata nella cavità utilizzata nella verifica;
- 11,974 cm² → superficie frontale considerata da Vega;
- 5.973 kgf → forza totale di spinta risultante dal calcolo Vega.
Questa distinzione rende il calcolo più trasparente e riproducibile.
Perché un cilindro autobloccante cambia il problema
Un cilindro oleodinamico convenzionale può generare una forza elevata mantenendo la pressione idraulica.
Ma sostenere la pressione di iniezione non significa necessariamente soltanto generare una forza idraulica sufficiente.
In un’applicazione in cui il componente deve rimanere fermo durante l’iniezione, può essere necessario un bloccaggio meccanico.
Il cilindro autobloccante Vega utilizza un sistema di bloccaggio meccanico tra stelo e corpo. La documentazione Vega distingue infatti chiaramente tra la forza idraulica del cilindro e la sua capacità di bloccaggio meccanico.
Questa è una delle caratteristiche che rende particolarmente interessante il sistema per gli stampi a iniezione.
Forza di bloccaggio e forza idraulica non sono la stessa cosa
Questo è uno dei concetti più importanti da comprendere.
In un cilindro convenzionale:
pressione idraulica × area effettiva = forza idraulica
In un cilindro autobloccante, invece, entra in gioco anche:
bloccaggio meccanico dello stelo
Il V270CG, ad esempio, utilizza un sistema di bloccaggio meccanico tra stelo e corpo e viene proposto proprio per applicazioni nelle quali è necessario sostenere direttamente la pressione di iniezione.
Di conseguenza, quando si dimensiona un cilindro autobloccante per una condizione statica, non bisogna confondere:
- forza di spinta idraulica;
- forza di trazione idraulica;
- forza di bloccaggio meccanico.
Sono tre grandezze differenti e devono essere utilizzate nella verifica appropriata.
La prima scelta: CF030
Sulla base del primo calcolo, con una forza richiesta di circa:
5.973 kgf
Vega ha indicato il:
CF030
come cilindro adatto alla prima condizione.
La documentazione del cilindro CF030 indica una capacità di bloccaggio statico di 10.000 kgf senza precarico.
Il confronto concettuale è quindi:
Forza richiesta: 5.973 kgf
contro
Capacità di bloccaggio CF030: 10.000 kgf senza precarico
Questo confronto è diverso da quello che si farebbe con un normale cilindro idraulico.
Non stiamo semplicemente verificando quanta spinta il pistone può generare a una determinata pressione.
Stiamo verificando la capacità del sistema di bloccaggio meccanico di sostenere il carico.
Una seconda verifica modifica il risultato
La parte più interessante del Case 136 arriva nella seconda verifica.
Vega ha considerato una superficie totale maggiore:
15,83 cm²
Mantenendo la pressione stimata nella cavità a:
500 bar
la forza totale di spinta risultante è salita a:
7.915 kgf.
A questo punto Vega ha indicato il cilindro:
CF036
come soluzione adeguata.
Il CF036 dispone di una capacità di bloccaggio statico di:
13.000 kgf senza precarico.
Perché la scelta passa da CF030 a CF036?
Il punto fondamentale è che non è cambiata la pressione idraulica del cilindro.
È cambiata la superficie considerata nel calcolo della forza.
Possiamo quindi riassumere il caso in questo modo:
| Verifica | Superficie | Forza calcolata | Cilindro indicato |
|---|---|---|---|
| Prima verifica | 11,974 cm² | 5.973 kgf | CF030 |
| Seconda verifica | 15,83 cm² | 7.915 kgf | CF036 |
Questa è una lezione molto importante per chi progetta stampi:
La scelta del cilindro è affidabile soltanto quanto è affidabile il calcolo della forza su cui si basa.
Una variazione relativamente contenuta della superficie effettivamente considerata può modificare significativamente il cilindro necessario.
La geometria dello stampo è quindi determinante
Questo è il punto in cui la progettazione del cilindro si collega direttamente alla progettazione dello stampo.
La catena di progettazione può essere rappresentata così:
geometria del pezzo → geometria della cavità → superficie proiettata → pressione nella cavità → forza risultante → cinematica dello stampo → cilindro
Per questo motivo, il progettista del cilindro deve conoscere il più possibile la geometria reale dell’applicazione.
Una superficie calcolata in modo incompleto può portare a una forza sottostimata e, di conseguenza, a una selezione del cilindro non adeguata.
Il materiale PP e il ritiro sono importanti
Il Case 136 identifica il materiale come PP e riporta un valore di ritiro di 1,016.
Il ritiro non è necessariamente un dato secondario quando il cilindro viene utilizzato per movimentare o estrarre un’anima.
Durante il raffreddamento, il materiale plastico si contrae e può esercitare una forza sull’anima o sul punzone.
Il Manuale Tecnico Vega considera infatti, nel calcolo della forza di trazione, diversi fattori tra cui:
- superficie di contatto;
- tipo di plastica;
- angolo di sformo;
- coefficiente di attrito;
- ritiro del materiale.
Di conseguenza, la forza necessaria per sostenere la pressione durante l’iniezione e quella necessaria per estrarre un’anima dopo il raffreddamento non devono essere automaticamente considerate la stessa cosa.
Forza di iniezione e forza di estrazione sono due condizioni differenti
In una tipica applicazione possono esistere almeno due condizioni di carico importanti.
Durante l’iniezione
Il cilindro deve impedire che la pressione nella cavità sposti il componente dello stampo.
Durante l’estrazione
Il cilindro deve essere in grado di generare la forza necessaria per rimuovere l’anima o il punzone dal pezzo raffreddato.
La seconda condizione può essere influenzata fortemente da:
- ritiro del materiale;
- superficie di contatto;
- coefficiente di attrito;
- angolo di sformo;
- geometria dell’anima;
- temperatura del pezzo al momento dell’estrazione.
Per questo motivo, un cilindro sufficientemente forte per resistere alla pressione di iniezione non è automaticamente dimensionato correttamente per l’estrazione.
La prima lezione tecnica del Case 136
Il Case 136 ci permette quindi di definire una procedura molto più corretta per il dimensionamento.
1. Determinare la superficie effettiva
Non la superficie scelta semplicemente per comodità, ma quella realmente interessata dalla pressione nella direzione della forza.
2. Determinare la pressione nella cavità
Utilizzare il valore di progetto appropriato e dichiarare chiaramente se si tratta di un valore misurato, stimato o fornito dal cliente.
3. Calcolare la forza
La superficie e la pressione determinano la forza che il sistema deve contrastare.
4. Stabilire la funzione del cilindro
Il cilindro deve:
- semplicemente movimentare?
- spingere?
- tirare?
- mantenere staticamente?
- sostenere direttamente la pressione di iniezione?
5. Verificare il bloccaggio meccanico
Nel caso di un cilindro autobloccante, occorre confrontare il carico con la capacità di bloccaggio appropriata.
6. Verificare separatamente l’estrazione
Se il cilindro deve anche estrarre un’anima, la forza di trazione deve essere verificata separatamente.
La verifica finale deve essere fatta sullo stampo reale
C’è un dettaglio importante nella documentazione del Case 136.
Dopo la seconda valutazione, Vega indicò il CF036 e suggerì al cliente di effettuare una propria verifica.
È una procedura corretta dal punto di vista ingegneristico.
Quando il calcolo dipende dalla geometria dello stampo, la scelta definitiva deve essere verificata sul progetto reale.
Il calcolo dovrebbe quindi indicare chiaramente:
- superficie considerata;
- pressione utilizzata;
- forza risultante;
- cilindro selezionato;
- eventuale precarico;
- condizioni di validità del calcolo.
In questo modo il progettista dello stampo può confrontare il calcolo con il modello 3D definitivo.
Conclusione
Il Case 136 dimostra perché il dimensionamento di un cilindro oleodinamico autobloccante per uno stampo a iniezione sia un problema di ingegneria del sistema, e non una semplice scelta da catalogo.
Nel primo calcolo, Vega ha considerato una superficie frontale di circa 11,974 cm² e una pressione stimata nella cavità di 500 bar, ottenendo una forza totale di circa 5.973 kgf e indicando il CF030.
Nella seconda verifica, considerando una superficie maggiore di circa 15,83 cm², la forza è salita a 7.915 kgf e la scelta è passata al CF036.
La documentazione Vega indica inoltre una capacità di bloccaggio statico senza precarico di 10.000 kgf per il CF030 e 13.000 kgf per il CF036.
La lezione fondamentale è quindi:
Prima di scegliere un cilindro autobloccante, è necessario determinare con precisione la superficie effettivamente interessata, la pressione nella cavità e la forza risultante. Solo successivamente è possibile scegliere il cilindro verificando la corretta capacità di bloccaggio, spinta o trazione per la specifica condizione di lavoro.
E soprattutto, la geometria reale dello stampo rimane il punto di partenza del calcolo.
CF030 o CF036? Forza di bloccaggio, precarico e forza di estrazione
Nella Parte 1 abbiamo analizzato il Case 136, nel quale il Reparto Tecnico Vega ha verificato un’applicazione con materiale PP, pressione stimata nella cavità di 500 bar e due differenti ipotesi di superficie.
La prima verifica ha portato a una forza di circa 5.973 kgf e alla scelta del CF030. Considerando successivamente una superficie maggiore, la forza è salita a 7.915 kgf, portando alla scelta del CF036.
Ma perché una differenza nella superficie considerata può cambiare il cilindro? E soprattutto, come deve essere valutato un cilindro autobloccante rispetto a un normale cilindro idraulico?
CF030 o CF036: la scelta dipende dal carico reale
La documentazione Vega distingue chiaramente la forza di bloccaggio statico dalle normali forze idrauliche di spinta e trazione.
Per i due cilindri considerati nel Case 136, i valori di bloccaggio statico senza precarico sono:
| Cilindro | Forza di bloccaggio statico senza precarico |
|---|---|
| CF030 | 10.000 kgf |
| CF036 | 13.000 kgf |
Questi valori non devono essere confusi con la forza idraulica prodotta dal pistone.
È una distinzione fondamentale perché, quando il cilindro deve bloccare meccanicamente una parte dello stampo durante l’iniezione, il parametro da verificare è la capacità di bloccaggio del sistema.
La prima verifica: 5.973 kgf
Nella prima configurazione del Case 136, Vega ha determinato:
Superficie considerata: 11,974 cm²
Pressione nella cavità: 500 bar
Forza risultante: 5.973 kgf
e ha indicato il CF030.
Il confronto con la capacità di bloccaggio è quindi:
5.973 kgf richiesti
contro
10.000 kgf di capacità di bloccaggio statico senza precarico.
La selezione è quindi coerente con i dati riportati nel caso.
La seconda verifica: 7.915 kgf
Nella seconda valutazione Vega ha considerato una superficie maggiore:
15,83 cm²
con la stessa pressione stimata:
500 bar
Il risultato è stato:
7.915 kgf
e la scelta è passata al CF036.
Il CF036 dispone di:
13.000 kgf di forza di bloccaggio statico senza precarico.
Anche in questo caso, il punto importante non è semplicemente che il CF036 sia “più grande”.
La scelta cambia perché è cambiato il carico che il cilindro deve contrastare.
Un piccolo cambiamento dell’area può avere grandi conseguenze
Il Case 136 può essere riassunto così:
| Superficie | Pressione | Forza calcolata | Cilindro |
|---|---|---|---|
| 11,974 cm² | 500 bar | 5.973 kgf | CF030 |
| 15,83 cm² | 500 bar | 7.915 kgf | CF036 |
La differenza tra le due superfici è di circa 3,86 cm², ma la forza calcolata aumenta di circa 1.942 kgf.
Questo dimostra quanto sia importante identificare correttamente la superficie effettivamente sottoposta alla pressione nella direzione di lavoro.
Una superficie sottostimata può portare a una forza sottostimata e, di conseguenza, a una selezione del cilindro non adeguata.
La forza di bloccaggio non deve essere confusa con la spinta idraulica
Un cilindro convenzionale genera la propria forza attraverso la pressione dell’olio che agisce sulla superficie del pistone.
Un cilindro autobloccante aggiunge invece una funzione completamente diversa: il bloccaggio meccanico dello stelo.
La documentazione Vega descrive il sistema autobloccante come una soluzione destinata proprio alle applicazioni in cui è necessario movimentare e bloccare con precisione carrelli, punzoni o spine e, in particolare, quando il cilindro deve sostenere direttamente la pressione di iniezione.
Questo significa che il progettista deve distinguere almeno tre condizioni:
- forza di spinta idraulica;
- forza di trazione idraulica;
- forza di bloccaggio meccanico.
Non sono intercambiabili.
Perché il bloccaggio meccanico è interessante negli stampi
Durante l’iniezione, la pressione della plastica può cercare di spostare un tassello, una spina o un’anima.
Se il sistema utilizza soltanto la pressione dell’olio per mantenere il cilindro in posizione, eventuali variazioni di pressione o piccole deformazioni elastiche del sistema possono influire sulla posizione.
Il sistema autobloccante Vega è stato sviluppato proprio per trasferire la reazione della pressione di iniezione al sistema meccanico di bloccaggio, anziché affidarsi esclusivamente alla pressione idraulica. Vega descrive questo principio anche nel proprio materiale tecnico sul bloccaggio dei cilindri.
Per gli stampi di precisione questo può essere particolarmente importante.
Il cilindro deve arrivare correttamente a fine corsa
Un aspetto spesso trascurato riguarda la posizione dello stelo.
Nel caso dei cilindri autobloccanti Vega, il corretto completamento della corsa di estensione è importante per permettere ai settori di bloccaggio di raggiungere la posizione prevista.
Vega spiega specificamente che, nel V260CF, se lo stelo non completa la corsa in estensione, i settori di bloccaggio non si aprono completamente e l’effetto di bloccaggio può risultare scarso o addirittura nullo.
Questo introduce una regola progettuale molto importante:
Il corretto dimensionamento della forza non è sufficiente: bisogna anche garantire che il cilindro raggiunga fisicamente la posizione necessaria per il bloccaggio.
La geometria del collegamento è quindi fondamentale
Quando il cilindro viene installato nello stampo, bisogna verificare non soltanto il diametro e la corsa, ma anche:
- posizione di montaggio;
- lunghezza del collegamento;
- allineamento;
- rigidezza della struttura;
- posizione finale dello stelo;
- eventuali battute meccaniche;
- spazio disponibile;
- posizione dei sensori.
Un errore di pochi millimetri può impedire al cilindro di raggiungere la corretta posizione di bloccaggio.
Questo è particolarmente importante negli stampi compatti, dove il cilindro e il meccanismo del tassello sono spesso installati in spazi estremamente ridotti.
Il precarico: quando diventa necessario?
Il precarico è un’altra caratteristica importante dei cilindri autobloccanti.
In uno stampo, anche quando il cilindro è correttamente bloccato, le forze generate dall’iniezione possono provocare piccole deformazioni elastiche del sistema.
Queste deformazioni possono essere sufficienti, in determinate applicazioni, a creare una microscopica apertura tra due superfici dello stampo.
Il risultato può essere la formazione di una bava.
Vega spiega proprio che il precarico del V260CF può essere utilizzato per compensare preventivamente determinati fenomeni di deformazione e contribuire a mantenere il contatto tra le superfici dello stampo.
Il precarico non è semplicemente “più forza”
È importante non interpretare il precarico come una semplice aggiunta indiscriminata di forza.
Il precarico deve essere determinato in relazione alla:
- struttura dello stampo;
- rigidezza delle piastre;
- geometria del tassello;
- deformazione prevista;
- qualità richiesta sul pezzo;
- pressione di iniezione.
Vega tratta il precarico dei cilindri autobloccanti come un argomento specifico proprio perché deformazioni anche molto piccole possono influenzare la qualità dello stampo e del pezzo stampato.
In altre parole:
bloccaggio → mantiene la posizione
precarico → introduce una condizione iniziale controllata di compressione
Sono due funzioni correlate, ma non identiche.
Il precarico deve essere verificato sullo stampo reale
Non esiste un valore di precarico universalmente valido per ogni stampo.
Il progettista deve considerare la deformazione prevista dell’insieme.
Per questo motivo, quando il precarico è importante per la qualità del pezzo, la progettazione dovrebbe procedere attraverso:
analisi → assemblaggio → verifica → regolazione
piuttosto che semplicemente applicare un valore standard.
Il materiale Vega sul precarico sottolinea proprio l’importanza di considerare la costruzione dello stampo e il risultato richiesto sul pezzo.
Ma la forza di iniezione non è l’unica forza da considerare
Il Case 136 contiene un’altra informazione importante: il materiale è PP e viene indicato un valore di ritiro di 1,016.
Questo dato può diventare importante quando il cilindro deve anche effettuare un’operazione di estrazione.
Durante il raffreddamento, la plastica può contrarsi intorno all’anima.
Il cilindro deve quindi eventualmente vincere una forza di estrazione generata dal contatto tra:
materiale plastico + superficie dell’anima + attrito + geometria + ritiro.
La forza necessaria per l’estrazione è quindi un problema diverso rispetto alla forza necessaria per sostenere la pressione durante l’iniezione.
Forza di iniezione e forza di estrazione devono essere calcolate separatamente
Possiamo quindi distinguere due condizioni principali.
Durante l’iniezione
Il cilindro deve mantenere il componente nella posizione corretta contro la forza generata dalla pressione nella cavità.
Durante l’apertura dello stampo
Il cilindro può dover estrarre un’anima o un tassello dal materiale plastico.
In questa seconda condizione diventano importanti:
- ritiro;
- superficie laterale a contatto con la plastica;
- coefficiente di adesione/attrito;
- angolo di sformo;
- geometria dell’anima;
- temperatura del pezzo.
Il Manuale Tecnico Vega considera infatti separatamente injection pressure force, stripping force ed ejection force.
Questa distinzione è essenziale perché:
un cilindro sufficientemente dimensionato per resistere alla pressione di iniezione non è automaticamente dimensionato per l’estrazione.
Il caso 136 non deve essere sovrainterpretato
La documentazione originale Vega ci permette di stabilire con certezza:
11,974 cm² → 500 bar → 5.973 kgf → CF030
e:
15,83 cm² → 500 bar → 7.915 kgf → CF036.
Ci permette inoltre di conoscere le capacità di bloccaggio statico senza precarico dei due cilindri:
CF030 → 10.000 kgf
CF036 → 13.000 kgf.
Non ci permette invece di ricostruire tutti i dettagli della cinematica dello stampo o di determinare autonomamente una forza di estrazione definitiva.
Per questo è corretto mantenere la stessa cautela utilizzata da Vega nella documentazione originale: il cliente deve verificare il dimensionamento sulla geometria definitiva dello stampo.
Checklist per la scelta di un cilindro autobloccante
Prima di approvare il cilindro, il progettista dovrebbe verificare:
Carico di iniezione
- superficie proiettata;
- pressione nella cavità;
- direzione della forza;
- numero di cilindri;
- distribuzione del carico.
Cilindro
- forza di spinta;
- forza di trazione;
- forza di bloccaggio;
- alesaggio;
- corsa;
- pressione di esercizio.
Bloccaggio
- posizione di fine corsa;
- corretto innesto del sistema meccanico;
- eventuale precarico;
- deformazione prevista dello stampo.
Estrazione
- materiale plastico;
- ritiro;
- superficie di contatto;
- attrito/adesione;
- angolo di sformo;
- forza di estrazione.
Installazione
- allineamento;
- collegamenti;
- rigidezza;
- battute;
- sensori;
- accessibilità.
La lezione finale del Case 136
Il valore principale di questo caso non è semplicemente sapere che CF030 e CF036 sono due possibili soluzioni.
La vera lezione è il metodo.
Il dimensionamento deve seguire questa sequenza:
Geometria dello stampo
↓
Superficie effettivamente interessata
↓
Pressione nella cavità
↓
Forza risultante
↓
Direzione del carico
↓
Forza di bloccaggio necessaria
↓
Scelta del cilindro
↓
Verifica del precarico
↓
Verifica della forza di estrazione
↓
Verifica finale sullo stampo reale
È questo approccio che trasforma la scelta di un cilindro da una semplice consultazione di catalogo in una vera verifica ingegneristica dello stampo.
Nel Case 136, la modifica della superficie da 11,974 a 15,83 cm² ha portato la forza calcolata da 5.973 a 7.915 kgf e, conseguentemente, dalla soluzione CF030 alla soluzione CF036.
Il cilindro corretto nasce quindi dal calcolo corretto della forza.
URL utili per l’articolo
Per la versione italiana utilizzerei 4-5 link interni, senza esagerare.
1. Cilindri autobloccanti Vega
Cilindri idraulici autobloccanti Vega — è il collegamento principale per presentare la tecnologia di bloccaggio meccanico e collegare il case study alla gamma Vega.
2. V270CG – Cilindro idraulico autobloccante
V270CG – Cilindro idraulico autobloccante — utile per collegare il tema del bloccaggio meccanico a un prodotto concreto della gamma Vega.
3. Precarico dei cilindri autobloccanti
Precarico dei cilindri autobloccanti – Vega Cylinders Blog — questo lo inserirei sicuramente, perché è direttamente collegato alla seconda parte dell’articolo.
4. Perché usare l’intera corsa del V260CF
Perché usare l’intera corsa di un cilindro autobloccante V260CF — molto utile nella sezione dedicata al corretto raggiungimento della posizione di bloccaggio.
5. Scegliere il cilindro giusto per il tassello dello stampo: forza di spinta
Scegliere il cilindro giusto per il tassello dello stampo: forza di spinta — ottimo collegamento per approfondire il calcolo della forza generata dalla pressione di iniezione e la differenza tra cilindro standard e autobloccante.



